venerdì, 21 novembre 2008
LA DIFFERENZA.

Come si chiama una cosa così
non si può dire in una sola parola.
O forse sì.

Basta pensare al fatto che la vita
si può guardare solo dall’alto
o dal dentro.
E non è vero che è sempre dall’alto
che appare più chiara, più nitida,
più oggettiva.
A volte il pasto nudo,
il momento di perfetta lucidità,
lo raggiungi solo quando ci sei dentro,
totalmente immerso, e,
per il tempo di un respiro,
del levare di un battito di cuore,
ti cristallizzi sul posto,
resti immobile,
fermo-immagine di te stesso,
e ascolti la tua anima.

E ti accorgi che in questo tempo
il mondo sarebbe completamente diverso
se non fosse quello che è.
Ti accorgi, semplificando il tutto,
che sei felice e sereno.

E poi ti guardi intorno.
Non tanto “intorno”,
diciamo “strettamente intorno”,
così “intorno” da vedere solo
ciò che hai attaccato addosso.
E soppesi gli assilli, le preoccupazioni,
i problemi e i guai.
Le tasse ancora da pagare,
quelle nuove e quelle arretrate,
l’auto che sarebbe da demolire,
il dente che ti si è rotto,
la schiena che fa male,
le crisi e le congiunture,
il lavoro che non riesce a essere
come potrebbe e quasi sempre
è come non dovrebbe,
gli sforzi immensi e i timidi raccolti.

Serri gli occhi, allora.
E un pochino digrigni i denti.
Giochi al viaggio nel tempo.
E pensi che tutto questo,
solo un anno e mezzo fa,
ti avrebbe fatto arrivare a casa la sera
piegato.

Eppure sorridi. E ti godi ogni momento.
Perché oggi non è un anno e mezzo fa.
E nella vita hai qualcosa
che cambia tutto,
che riempie ogni vuoto,
che illumina ogni passo.

E non è solo il fatto che l’auto
alla fine riparte sempre,
che il dente s’aggiusta
e la schiena migliorerà.
Non è solo che credi in ciò che fai
e che quel che devi pagare lo pagherai
e quel che puoi raccogliere saprai raccoglierlo.

E’ che sai cosa sei e cosa vuoi essere.
Ed è un sostantivo al plurale.

Riapri gli occhi,
torni a muoverti.
Non sei più un fermo-immagine,
ma un uomo che cammina.
E i passi che fa
hanno cadenza, ritmo e direzione.

Come si chiama una cosa così
non si può dire in una sola parola.
O forse sì.
Si chiama differenza.

E, nel mio caso,
la differenza sei tu.
postato da: capitansqualo alle ore 23:05 | Permalink | commenti (2)
Commenti
#1    22 Novembre 2008 - 15:22
 
Grazie.

G.M.
utente anonimo

#2    16 Febbraio 2009 - 13:01
 
che invidia
utente anonimo

Commenti

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