venerdì, 28 aprile 2006
DRITTO COME UN FUSO
“Guarda che l’auto sta lasciando una scia di fumo scuro.”
“Lo so: abbiamo fuso un paio d’ore fa.”
“E continui ad andare?”
“Che altro vuoi fare?”
giovedì, 27 aprile 2006
EQUILIBRARSI.
C’è un momento,
un istante fermo nel tempo,
tra la roccia e il tuffo,
in cui il corpo non è ancora
sbilanciato verso il mare
eppure già la sua ombra nuota tra le onde.
I piedi sullo scoglio,
le braccia indietro,
il baricentro che segna la fine della pietra
per il tempo che una lancetta trascorre sul mezzodì.
Quel momento indeciso,
quell’attimo in cui tutto è possibile
e nulla è stabilito
raccoglie tutta la libertà e la purezza del mondo.
Un soffio di pensiero
fa la differenza tra il terreno o il vuoto.
Poi, le braccia s’inclinano di pochi millimetri.
Il mezzodì passa con movimento fluido
e i piedi si staccano senza malinconia.
Si entra in mare
come si entra nella vita.
mercoledì, 26 aprile 2006
PSICOLOGIA 2.
Stessa porta in mogano. Aria classico-moderna.
Stessa targa ottonata, lucidata da poco:
“Dott. Prof. Ederico Lugamargli. Psicologo.”
Knock Knock
(oggi mi andava di bussare in inglese):
“Come in”
(maledetto Lugamargli, non lo freghi mai!).
“Buongiorno, dottore.”
“Ah, è lei, il maniaco delle porte. Venga pure.”
“Guardi che…”
“Sì, sì, vedo…che brutta aria! Ha dormito male?”
“Beh, in effetti, sì. Ma non ero qui per…”
“E cos’ha sognato?”
(non rispondere…non rispondere…non rispondere…)
“C’era Robert Downey jr. che cercava di uccidermi.”
(…ti avevo detto di non rispondere!)
“Già. Me l’aspettavo.”
“No, senta…che diavolo sta dicendo?
Si aspettava che io sognassi Robert Downey jr.
che tenta di ammazzarmi?”
“Già. E’ tipico.”
“Tipico di cosa?”
“Di lei.”
“Tipico di me?”
“Con cosa voleva ucciderla?”
“Le mani. Solo con le mani.”
“Vede? Tipico. E scommetto che la seguiva senza correre.”
“Sì. Come se fosse sicuro di prendermi e non avesse fretta.”
“E lei, in fondo, voleva essere ucciso.”
“No!”
“Sì. Si fidi. Altrimenti l’avrebbe fatto correre.”
“Ma non ero io a dirgli cosa fare.”
“E chi comanda nei suoi sogni? Io?”
Ecco. In questo preciso istante,
si forma nella mia mente l’immagine
del Dott. Prof. Ederico Lugamargli, Psicologo,
con in mano un joystick della Playstation.
L’esimio professore manovra un pixelatissimo Robert Downey jr.
con sapienti sequenze di L1, X e O
(e colpetti quasi impercettibili alla levetta analogica).
Scuoto la testa e la visione scompare.
“No, forse non è lei. Ma sicuramente lei è fatto
della stessa sostanza di cui sono fatti gli incubi.”
“Lo sapevo.”
“Che avrei parafrasato Shakespeare?”
“Che sono fatto di quella sostanza.
Alla fine è riuscito a scappare da Robert Downey jr.?”
“Sì. Gli ho gettato addosso sedie e pentole e un tavolo.
Poi ho chiuso la porta e sono fuggito.”
“Vede?”
“Cosa?”
“La porta!”
“Già.”
“Bene. Un ulteriore passo avanti.
Torni a trovarmi: uscendo, si rivolga alla mia segretaria
e prenda appuntamento per la prossima settimana.
Ah…sono sempre 300 euro.
Arrivederci.”
"Posso sbattere la porta?"
"Lo sapev..."
Slam!
giovedì, 20 aprile 2006
IL NON CONTRARIO DELL’AFFERMAZIONE.
Viviamo in un mondo di bianco e nero.
Di sì e no.
Di caldo e freddo.
Una mondo senza terre di mezzo.
A un certo punto del percorso,
una mattina qualsiasi di un giorno qualunque,
ci siamo svegliati e abbiamo iniziato la giornata
senza neanche accorgerci che
tutto quello che c’era tra due opposti
è svanito.
D’altronde è più facile far caso a ciò che c’è
piuttosto che a ciò che manca.
Ma torniamo al punto:
al giorno d’oggi,
si dev’essere di parte.
Estremamente di parte.
Tutto è diventato tifo.
Se dico che mi piace un certo film di fantascienza,
ecco che sembra lecito pensare che io guardi
qualsiasi schifezza di fantascienza.
Se dico che mi piace molto il vino rosso,
subito mi viene chiesto cos’ho contro quello bianco.
Se dico che non sono comunista,
allora devo per forza essere fascista.
Se ascolto la musica classica,
mi consigliano ogni tanto
di sforzarmi a capire un po’ il rock.
E’ un mondo di pro o contro.
Coca o Pepsi?
Adidas o Nike?
Levi’s o Diesel?
Mare o montagna?
Mamma o papà?
Non mi piace!
Quello senza sfumature è un mondo noioso.
E’ come prendere un bilanciere e togliere
l’asta che separa i due pesi.
Cosa resta? Due palle!
Ieri ho chiesto al cameriere del bar un bicchiere d’acqua.
Prima che se ne andasse,
ho aggiunto “Non fredda, per favore”.
Quando me l’ha portata, il bicchiere fumava
e stava per fondere il tavolo.
Basta con il mondo del codice binario.
Ridetemi i grigi!
O perlomeno i blu.
sabato, 08 aprile 2006
FINO ALLA FINE DEL GIORNO.
Non dimenticare la prima emozione.
Una sbucciatura sul ginocchio.
Un pezzo d’uvetta nel malaga di un gelato passato.
Non dimenticare la tua bici senza più rotelline.
Quel sole che sembrava non voler tramontare.
Il suono delle bolle sott’acqua.
Non dimenticare una lacrima solitaria.
Una strada affollata.
Un nevicata senza rumore.
Non dimenticare i pensieri della notte.
Un aquilone caduto.
Un calzino spaiato.
Non dimenticare il respiro
L’uno a zero al novantesimo.
La chitarra distesa sul letto.
Non dimenticare il sipario che si apre a inizio spettacolo.
Un foglio strappato.
L’ultimo sorso di birra.
Non dimenticare il pavimento sotto i piedi nudi.
L’uscita di sicurezza.
Una goccia di sangue.
Non dimenticare un desiderio esaudito.
Un ragno schiacciato.
Un sapore nuovo.
Non dimenticare il gioco delle biglie.
Il sapore della stanchezza.
L’ultimo gradino di una scala.
Non dimenticare quella medaglia.
Un post it volato via.
Un fiore seccato.
Non dimenticare quell’attimo esitante,
frenata frenesia tra due esiti possibili:
afflosciarsi su una poltrona e dare tempo alle lacrime
o respirare a fondo, elevando alla tua grinta cori di tifo.
Non dimenticare te.
martedì, 04 aprile 2006
I TELESPETTATORI HANNO RESO STUPIDA LA TV.
Il mio televisore è frustrato.
Antenna a mezz’asta, telecomando floscio, schermo cupo.
Si accende di malavoglia. E trasmette quasi unicamente
i programmi dell’accesso e il monoscopio della Rai
(“programmi dell’accesso”, “monoscopio”.
Ecco un ottimo test per valutare la vostra età!).
Provo a venirne a capo,
ma non ci capisco un tubo catodico.
Così, lo porto da uno psichiatra di mia conoscenza.
Il verdetto è: mancanza di calcio,
assenza di reality, carenza di show.
Insomma: il mio televisore si sente ferito
nella sua televisionarietà.
Lo ammetto: è tutta colpa mia.
Lo uso come se fosse un monitor:
affido al suo schermo la proiezione di dvd e videocassette.
Di rado, qualche programma tv
scelto secondo rigidi criteri qualitativi.
A lui girano i transistor (“transistor”…che sia un altro test?).
Vorrebbe introdurre in casa mia qualche puntata
di “Chi l’ha visto?” (la risposta è: io no!),
qualche show della Carrà (se non sbaglio è stata lei
a colorare il monoscopio della Rai)
oppure qualche reality di nuova concezione
(dopo le varie isole e fattorie, mi aspetto qualche fabbrica
e, magari, una gelateria.)
Ma devo essere sincero:
non ce la faccio.
Mi bastano dieci secondo defilippici
o lo scorcio di un qualsiasi neo vespìaco
e mi metto a piangere invocando
Sandokan, Orzowei e Viki il Vichingo.
Tv-spazzatura è la definizione più corretta.
Ma, in attesa di un netturbino,
cerchiamo di capire di chi è la colpa.
Io penso di saperlo.
(No, non dei giornalisti…oddio, anche se…)
Se la tv è stupida, la colpa è dei telespettatori.
Pensateci: è la gente che rovina la tv, che la rincretinisce.
Non il contrario!
Ecco alcune considerazioni a supporto della mia opinione:
1) la tv ha bisogno di farsi guardare
(funziona come uno specchio: esiste solo quando ti ci trovi davanti),
quindi trasmette ciò che la gente vuole vedere.
2) il porno. Intendo: credete davvero che la gente voglia cultura?
Allora perché i canali satellitari più visti
e i siti web più visitati sono quelli porno?
3) se SuperQuark avesse 50.000.000 di telespettatori per ogni puntata
e la de Filippi riuscisse a raggranellarne con difficoltà un migliaio,
passeremmo lunghe serate in compagnia di Piero Angela,
di suo figlio e dei suoi nipoti.
4) il porno.
5) guardare la tv non è obbligatorio (un mio amico ha il televisore rotto
da tre mesi e non è morto né è stato arrestato).
6) il porno. Ok, in realtà non è vero:
i canali satellitari più visti non sono solo quelli porno.
Per assurdo che possa sembrare, sono quelli che trasmettono
esattamente gli stessi programmi dei canali normali:
reality, defilippi, calcio, prove del cuoco.
7) la pay tv più seguita in Italia, d’altronde, è la Rai.
Che è, a tutti gli effetti, una pay tv.
Senza possibilità di scelta. Ma questo è un altro argomento.
Insomma, sono arrivato a questa conclusione:
ci meritiamo la tv scema che abbiamo.
Lo so: state pensando che sono io che vedo tutto grigio.
Ma forse la verità è che voi siete degli ottimisti e, per questo,
date la colpa alla tv e alle cause esterne.
In fin dei conti, cambiare la gente
è molto più difficile che cambiare un palinsesto.