giovedì, 24 novembre 2005
MAKE A REMAKE

Non so quand’è successo.
A un certo punto, però, per distrazione,
per un colpo di vento, per destino, è accaduto:
abbiamo perso l’immaginazione.
Da qualche anno a questa parte, libri, film,
programmi e cd sembrano girare attorno
a un’unica possibilità:
riproporre.

Ci siamo persi dentro un remake.
Imprigionati in un mondo di rifacimenti.
E non sappiamo più come uscirne.
Un gruppo di scienziati ha lavorato per anni
e ha individuato due vie di fuga. 

Via di fuga numero 1: il remake del remake.

E’ stata sviluppata, controllata, testata
e poi messa in pratica.
Si chiama “Teoria del Remake”
e trae spunto dalla ciclicità della Storia.
Si basa infatti sull’idea che,
continuando a fare il remake dei remake,
prima o poi si torni all’originale.
Come se, giocando al telefono senza fili,
la parola passata,
per uno strano meccanismo,
di storpiatura in storpiatura,
a un certo punto
ridivenisse quella di partenza.
Ecco: quando il remake ritrova la sua forma originale,
basta bloccare tutto e imboccare una nuova strada.

Ma la teoria, pur promettente,
ha evidenziato scarsi risultati nella pratica.
Così, dopo un periodo denso di remake di film datati
(da Psycho a Lolita), si è passati al remake
di film piuttosto recenti
(un esempio su tutti: nel 2003 è uscito “E’ già ieri”,
con il bravissimo Antonio Albanese,
remake di “Ricomincio da capo”,
divertente commedia con Bill Murray
di soli 10 anni prima).

Nulla: non ha funzionato.
Ma, prima di abbandonare definitivamente questa soluzione,
si è deciso di tentare coi remake in diretta.
E’ una via sperimentale.

Il 15 dicembre uscirà “Memorie di una geisha”.
Ma pare che due giorni prima ne uscirà il remake.
Una specie di pre-remake.
Insomma, fatta la geisha, si rifarà la geisha.
Il che ci porta alla seconda via di fuga da questa situazione.

Via di fuga numero 2: il prequel.

Per anni ci hanno propinato infinite serie di sequel
dei film di successo. Alcuni esempi:
-  “Rambo XXIII: la vendetta sdentata”, in cui Rambo,
ormai novantenne, strangola con la propria cintura del dr. Gibaud
dei marziani che cercavano di invadere la Terra.
- “Amadeus 2”, in cui si scopre che Mozart era stato sepolto vivo,
così viene riesumato e ha tempo di scrivere altre tre opere,
un paio di jingle e “Yesterday”.
- “L’esorcista 8510”, in cui l’anziana Linda Blair conduce
una quieta esistenza insieme al demonio Basusu,
ormai di casa, e viene saltuariamente
posseduta dallo spirito di Padre Karras.

Ora però, le cose sono cambiate: sono arrivati i prequel.
Gli scienziati già noti per la Teoria dei Remake
hanno elaborato una nuova idea: rispedirci al mittente,
ricacciarci dove tutto è cominciato.

Il prequel è la storia prima che cominciasse la storia.
E’ una sorta di assurdo viaggio nel tempo:
col prequel, un film viene seguito da ciò che lo precedeva.
Il prequel risponde alle nostre domande più mistiche:
chi siamo, da dove veniamo, chi era Batman prima di essere Batman.

Peter Jackson ha fatto il remake di King Kong.
E pare che stia già in lavorando al sequel-prequel:
“King Born”, in cui potremo conoscere i genitori dello scimmione
(ma può darsi che alla fine opti per un’altra soluzione molto in voga
e ci presenti un bel “King Kong vs il pianeta delle scimmie").

La cosa più straordinaria è che esisterà un film
che sarà il prequel di tutti i film che avete visto.
Si chiamerà “Big Bang”.

Per quanto riguarda me,
non posso garantirvi che questo post sia l’originale.
Potrebbe benissimo essere un remake.
O il remake di un remake.
Ma una cosa posso promettervela:
prima o poi, ne scriverò un prequel.
postato da: capitansqualo alle ore 11:56 | Permalink | commenti
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mercoledì, 23 novembre 2005
REALITY SCIO'!

28…27…26…
Ve ne siete accorti?
No? Fate finta di non capire?
Dai: quella telecamerina!
Quella nascosta nell’angolo in alto
a destra del vostro monitor.
No, mica la potete vedere: è dentro il monitor.
E vi inquadra.

Molto probabilmente, in questo momento,
milioni di giapponesi,
seduti su comodi divani, vi stanno fissando
e scommettono tra di loro
su quanti secondi passeranno
prima che vi scaccoliate o vi togliate la maglietta.
Benvenuti nella nuova era dello spettacolo.

17…16…15…
Una volta dicevano “La vita è tutta un quiz”.
Oggi i quiz non ci sono più:
li hanno sostituiti i reality.
E i reality sono la vita.
Trasmettono la vita. Fintamente reale.
O realmente finta, come tante volte è.

Viviamo di reality.
Rifacimenti della realtà.
I nuovi programmi ci propongono solo cose
che ci accadono per davvero tutti i giorni.
E di cui tutti i giorni ci lamentiamo,
che troviamo monotone.
Ma, circondate dal telaio di un televisore,
diventano il nostro intrattenimento preferito.

12…11…10…
Ecco: forse la vita, per diventare interessante,
ha bisogno di una cornice.

Ieri sera, ho visto tre persone ferme davanti alla vetrina di un bar.
Guardavano la gente dentro il bar.
A un certo punto, uno dei tre ha detto:
“Per me, eliminano quello col cappuccino.”
Un altro ha risposto: “Tanto è tutto già deciso,
sennò che ci stanno a fare gli autori”.
Il terzo ha tirato fuori dalla tasca un telecomando
e, dopo una pigiata di tasto,
al di là della vetrina, il bar era diventato un negozio di scarpe.

D’altronde l’architettura moderna l’ha già capito da tempo.
Oggi vengono costruite case che hanno intere pareti fatte di vetro.
Un vetro particolare che permette a chi sta dentro
di vedere cosa accade fuori.
E che, tra le otto e le undici di sera di ogni giovedì,
diventa trasparente anche dall’esterno.
E il condominio di fronte punta gli occhi sul reality di quartiere.

7…6…5…
Ve lo ricordate quello spot della Rai,
in cui due addetti fissavano i monitor dell’autostrada
guardando le auto passare
e una voce vi diceva che per fare una tv non basta una televisione?
Mentiva.

E visto che ci siamo: i due addetti non guardavano le auto,
guardavano voi!

2…1…0!
Tempo scaduto: in Giappone dormono tutti,
non servite più a niente.
Smettetela di sorridere e andate e letto anche voi.

postato da: capitansqualo alle ore 17:29 | Permalink | commenti (1)
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giovedì, 17 novembre 2005
DOTTOR SOMMELIER

L’hanno detto, ripetuto, ribadito, confermato,
ormai non è più una
grande novità né desta meraviglia:
un bicchiere di vino (rosso, meglio se corposo) fa bene al cuore.

Certo, vanno fatte delle precisazioni:
1) con “un bicchiere di vino”, s’intende un bicchiere di vino a pasto,
    non uno ogni quarto d’ora.
2) non funziona la deduzione “se un bicchiere a pasto fa bene,
    figuriamoci una bottiglia!”.
3) e, prima che vi precipitiate al più vicino negozio di casalinghi,
    vi devo avvisare che con “un bicchiere” s’intende
    un normale bicchiere da tavola, non la boccia del pesce rosso.

Purtroppo devo anche avvertirvi che,
per quanto bene possa fare un bicchiere di vino a pasto,
non dovete aspettarvi che la mutua
vi passi un fiasco di Barbera al mese.

Insomma, niente di tutto questo.
Ciononostante, credo che la vita cambierà in meglio.
A breve, per esempio, potrebbero scoprire
altre qualità curative del vino.
Magari il Cabernet fa bene al mal di testa,
il Merlot cura la miopia,
lo Chardonnay elimina la carie
e il Cirò fa scomparire le vene varicose.

Queste scoperte (oltre a produrre una nuova schiera di alcolizzati)
creerebbero una generazione mutante di medici: gli eno-medici,
con il medaglione da sommelier al posto dello stetoscopio
e lo studio sottoterra, zona cantina.

Finalmente, si spiegherebbe perché, nei film,
il diminutivo di Dottore è Doc.
Così, il Dr. House si chiamerebbe Doc House (in Italia, Vino della Casa)
e E.R. si svolgerebbe in un’osteria.

Forse il mio cuore conosceva già questa virtù del vino:
mi è sempre bastata una semplice occhiata
a una bottiglia di Barbaresco Gaja per farmi accelerare le pulsazioni.
Ora, non mi resta che aspettare che scoprano
anche il valore medicinale degli gnocchi con gulasch,
del caprino stagionato e della Sacher.
postato da: capitansqualo alle ore 14:41 | Permalink | commenti (4)
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